sabato 17 novembre 2012

La storia dei partiti monarchici


  • L'ULTIMO PARTITO MONARCHICO RECENTE:
    l'ex-Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (P.D.I.U.M.) il cui simbolo era "Stella e Corona" a Roma, precisamente all'Eur al suo V Congresso Nazionale il 27 febbraio 1972 si apparentò politicamente ed elettoralmente con l'M.S.I.

    In seguito il Consiglio Nazionale del P.D.I.U.M. sciolse il Partito in data 10 luglio 1972 per poi far confluire i propri ex-membri nel Movimento Sociale Italiano (M.S.I.) dando vita insieme ufficialmente al Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (M.S.I.- D.N.).

    LA STORIA:

    Il primo partito di ispirazione monarchica del dopoguerra si formò nell'anno 1946 su iniziativa di Alfredo Covelli che fondò il "Partito Nazionale Monarchico" (P.N.M.) il cui simbolo era una stella bianca (simbolo della Patria) e una corona (simbolo della monarchia) con sfondo azzurro, il fine politico era "i monarchici in un solo partito", all'inizio il P.N.M. non ebbe un grande consenso elettorale raccogliendo voti prevalentemente nelle regioni del Mezzogiorno d'Italia.
    A quel tempo non tutti i monarchici italiani avevano apprezzato l'iniziativa essendo politicamente divisi e incerti.
    I giornali fiancheggiatori erano il quotidiano "Roma" di Napoli di proprietà di Achille Lauro e la "Tribuna monarchica" come organo di stampa ufficiale mentre l'inno musicale era "La Marcia reale".
    Il Partito dell'Uomo Qualunque, fondato da Guglielmo Giannini che aveva preso parte dell'Assemblea Costituente, essendo in declino, confluì nel P.N.M.
    Nell'anno 1953, si assisterà ad un certo successo elettorale alle elezioni politiche con la percentuale del 6,9% con 40 deputati e 16 senatori, inserendosi nella maggioranza e appoggiando dall'esterno i governi monocolori della D.C. di Pella e nell'anno 1957 con il governo Zoli, questi ultimi esponenti politici appartenevano alla corrente della destra democristiana.
    Nell'anno 1954, l'On. Achille Lauro, armatore marittimo, ex-sindaco di Napoli, Presidente e proprietario di maggioranza della locale squadra S.S.C. Napoli, proveniente dal Partito dell'Uomo Qualunque, a causa di contrasti politici interni al partito operò una scissione fondando un nuovo soggetto politico monarchico il Partito Monarchico Popolare (P.M.P.) con simbolo due leoni che sorreggevano una corona di colore azzurro su sfondo bianco.
    Nell'anno 1959, Achille Lauro si riappacifica con Alfredo Covelli e rientra nel P.N.M. e nacque ufficialmente un nuovo soggetto politico monarchico unificato il "Partito Democratico Italiano" (P.D.I.) che successivamente nell'anno 1961 cambiò la denominazione in "Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica" (P.D.I.U.M.), il simbolo "Stella e Corona" venne riconfermato.
    Con l'instaurazione della nuova politica di centro-sinistra attuata dall'On. Aldo Moro nell'anno 1963 con il primo governo di centro-sinistra, il panorama politico cominciava a cambiare radicalmente e il ruolo del P.D.I.U.M. cominciò a divenire marginale ed incominciò una fase di irreversibile declino di consensi elettorali con pesanti perdite di voti e consistenza politica.
    Nell'anno 1968, si vociferava circa dei tentativi di accordarsi per creare una nuova alleanza politica in opposizione alle sinistre e in senso anticomunista.
    Questa coalizione doveva comprendere il Movimento Sociale Italiano (M.S.I.) di cui il segretario politico era l'On. Arturo Michelini, il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (P.D.I.U.M.) di cui il segretario politico era l'On. Alfredo Covelli e si tentò vanamente di coinvolgere il Partito Liberale Italiano (P.L.I.) che aveva sempre rappresentato la destra storica liberale e risorgimentale nel nostro paese di cui segretario politico in carica all'epoca era l'On. Giovanni Malagodi, quest'ultimo, smentì l'ipotesi coalizionale rendendolo noto con il suo intervento al congresso nazionale del P.L.I. affermando apertamente all'assemblea presente e alla stampa che vi erano gravi incompatibilità politiche e ideologiche che costituivano degli ostacoli insormontabili tanto da non poter rendere fattibile ogni forma di aggregazione.
    Nell'anno 1969, dopo la morte dell'On. Arturo Michelini, succede alla segreteria politica l'On. Giorgio Almirante in quello stesso anno confluisce nel M.S.I. la maggioranza degli esponenti e aderenti al Centro Studi Ordine Nuovo, fra questi Pino Rauti, la minoranza invece costituirà in seguito il Movimento Politico Ordine Nuovo (M.P.O.N.) che in seguito venne considerata una organizzazione eversiva di estrema destra che venne sciolta dal Ministero dell'Interno nell'anno 1973.
    Nel frattempo prendono vita le trattative e gli accordi politici per la nascita di una Destra unificata aperta solo al M.S.I. e al P.D.I.U.M. quest'ultimo è ancora una volta oggetto di gravi dissidi interni che vede la dirigenza del partito monarchico composta dai parlamentari in carica favorevoli alla confluenza e alla unificazione con l'M.S.I. contro una esigua minoranza che non intendeva confluire.
    Questa esigua minoranza formerà in seguito l'Alleanza Monarchica (anno 1972).
    Il M.S.I. era molto più rappresentativo sia politicamente che elettoralmente, il P.D.I.U.M. era in grave crisi.
    Intanto Achille Lauro, sempre più vira mestamente, dai poderosi "do di petto" degli anni Cinquanta ai "si bemolle" degli anni Sessanta...
    Alle politiche del 1968 il P.D.I.U.M. raggranella soltanto 300.000 voti e 6 deputati e 2 senatori.
    Rifiutati dai liberali non resta ai monarchici che tentare l'unione con i missini, ma i contatti non danno buoni risultati, soprattutto per l'ostilità di Gianni Roberti, napoletano, capo della C.I.S.NA.L. ed esponente di spicco del partito, il quale preferisce aspettare che i voti laurini defluiscano spontaneamente verso l'estrema destra.
    Alle regionali del 1970 il P.D.I.U.M. prosegue la sua parabola negativa scendendo sotto i 200.000 voti, pari solo allo 0,7%.
    Sfumato l'accordo a destra lo si cerca nella direzione opposta, seguendo anche le indicazioni provenienti dalla base. L'obiettivo è confluire nel P.S.D.I., un partito moderato che sta cercando di fare accoliti.
    Lauro si sarebbe accontentato all'inizio di appoggiare dall'esterno eventuali liste civiche agganciate ai socialdemocratici ed era disponibile a cambiare l'orientamento politico del giornale "Roma". Ma come nel 1947, la trattativa era naufragata perché Saragat si era opposto, anche il secondo tentativo trova il diniego del segretario Ferri, a cui poco importa che molti di quei voti portati da Lauro diventino preda dei comunisti.
    Non resta che tentare di nuovo a destra, dove tra l'altro è cambiato il capo del partito; vi è ora un uomo energico e risoluto, grande trascinatore che gode di appoggi internazionali molto potenti, perché gli Stati Uniti hanno fatto capire chiaramente che gradirebbero un ritorno dell'Italia verso il centrismo.
    Il Movimento Sociale è favorito pure dalla situazione politica interna che mostra insofferenza e prepara già un nuovo corso.
    Almirante comincia a reclutare ammiragli e generali, tra cui lo stesso De Lorenzo, fuoriuscito dal P.D.I.U.M. e alle consultazioni del 13 giugno 1971 l'M.S.I. fa il pieno di voti, raddoppiandoli al centro e addirittura triplicandoli in alcuni collegi del sud.
    Lauro, in previsione di un esaltante successo alle politiche del 1972 si fa convincere ed aderisce al sogno della grande Destra, sperando di poter tornare di nuovo, a soli 85 anni, padrone di Napoli.
    Nomina al "Roma" un nuovo direttore del giornale, il camerata Piero Buscaroli e permette che nel palazzo della flotta si tengano riunioni dei nuovi alleati.
    Nel frattempo da Cascais, in ansia, re Umberto fa trapelare quelli che devono essere i limiti insormontabili del nuovo "matrimonio".
    Ma l'onda verso destra è impetuosa e Lauro, insieme allo stesso Covelli, si presenta sotto le insegne del Movimento Sociale Italiano.
    A febbraio il P.D.I.U.M. si era estinto con un congresso che, a grande maggioranza aveva sancito il rogito del nuovo acquisto dei missini, si ricorda che il P.D.I.U.M. era fortemente indebitato, all'epoca si parlava di circa 70 milioni delle vecchie lire (all'anno 1972), una cifra esorbitante corrispondente in termini di rivalutazione monetaria a oltre un miliardo di Euro ai giorni nostri.
    La decisione di confluire nel M.S.I. presa a maggioranza nel corso del congresso straordinario del P.D.I.U.M. e recepita dallo stesso M.S.I. a maggioranza dei suoi membri nel corso del suo congresso straordinario diede vita ufficialmente al "Movimento Sociale italiano - Destra Nazionale" (M.S.I.- D.N.) che alle elezioni politiche dello stesso anno ottenne la percentuale dell'8,7% con una forza parlamentare di 56 deputati e 26 senatori confermandosi quarta forza politica italiana, inoltre alche ai debiti dell'ex-P.D.I.U.M. subentrò come garante la struttura del M.S.I.- D.N. che ammortizzò e pagò tutti debiti contratti all'epoca dall'ex-Partito Monarchico.
    La "messe" elettorale sarà cospicua, anche se non esaltante: quasi tre milioni di voti, che però non permetteranno di entrare attivamente nel potere.
    Lauro rimane deluso, ove gli è stato preferito come capolista l'ammiraglio Birindelli.
    Nel frattempo i parlamentari monarchici vengono sollecitati a divenire "indipendenti"per potere essere utilizzati dal nuovo governo di centro-destra, varato da Andreotti.
    Lauro non accetta, anzi fa pressione su Almirante, perché si cambi la sigla e il simbolo del partito. Non otterrà niente, nel frattempo, il governo Andreotti appoggiato dai liberali è costretto a dimettersi e ritorna la formula del centro-sinistra.
    Cominceranno gli anni dei segreti di Stato, delle trame eversive, della strategia della tensione. Almirante sarà travolto tra bombe, mandati di cattura e paura generalizzata.
    Lauro rimarrà avvinto come l'edera fino alla fine ad Almirante, che lo convincerà ad una competizione elettorale prima nel 1976, quando raccoglierà ancora 72.000 preferenze ed infine, due anni dopo, ultranovantenne, senza però essere eletto.
    Si chiude così una irripetibile carriera politica.
    Dopo breve si chiuderà anche l'avventura terrena il 15 novembre 1982.
    Nel 1976 le posizioni politiche all'interno del Movimento Sociale Italiano sono sempre più divise. Da una parte c'è un Pino Rauti, sempre più egemone nel mondo giovanile, che spinge su posizioni più radicali, dall'altra molti dirigenti stanchi della violenza diffusa e dell'ambiguità almirantiana (così definita dai dissidenti), che premono verso il centro e chiedono una definitiva fuoriuscita dal "ghetto". Almirante, temendo una doppia spaccatura, si irrigidisce e sceglie il male minore, quello di perdere per strada un pezzo del vertice, piuttosto che la quasi totalità dei giovani e della base. Torna dunque sulle posizioni di alternativa al sistema e respinge la richiesta di far slittare il congresso del partito previsto per il gennaio 1977, avanzata da Ernesto De Marzio. A quel punto la rottura è inevitabile.
    Nel febbraio 1977 esponenti di primo piano del M.S.I., Ernesto De Marzio, Gastone Nencioni, Raffaele Delfino, Mario Tedeschi, Enzo Giacchero, Giulio Cesare Graziani, Pietro Cerullo, l'ammiraglio Gino Birindelli, il sindacalista della C.I.S.NA.L. Giovanni Roberti e i monarchici Alfredo Covelli e Achille Lauro escono dal partito e fondano Democrazia Nazionale, scegliendo come simbolo un nastro tricolore inscritto in dodici stelle. Del M.S.I. aderiscono a D.N. 9 senatori su 15 e 21 deputati su 35, 13 consiglieri regionali su 40, 51 consiglieri provinciali su 160, 350 consiglieri comunali su 1500. Sostenendo una linea aperta alla Democrazia Cristiana e ai partiti dell'arco costituzionale, D.N. cerca in tutti i modi di aprirsi a quanti non abbiano nulla a che vedere con trascorsi fascisti. Significativo è il sostegno dato da D.N. al governo Andreotti e alla politica di "solidarietà nazionale" che ha luogo in quegli anni, e che viene condannata dal M.S.I. come un atto di accettazione del sistema. Democrazia Nazionale, che ha vita interna molto movimentata e tre segretari (Ernesto De Marzio, Raffaele Delfino e Pietro Cerullo), sopravvive per un triennio, quasi esclusivamente come presenza parlamentare alla ricerca di un rapporto con la D.C., che tuttavia si rivela impossibile essendo quest'ultima il partito di maggioranza relativa impegnato nella fase della solidarietà nazionale.
    Le elezioni politiche anticipate del 1979 colgono D.N. impreparata. Consapevole della propria debolezza, la dirigenza demonazionale spera che si voti prima per il Parlamento Europeo (con una legge elettorale proporzionale pura). D.N. offre alla D.C. i suoi voti parlamentari per sostenere il governo, ma Benigno Zaccagnini, allora segretario, e Andreotti, Presidente del Consiglio, rifiutano. Sciolte le camere, D.N. tenta un apparentamento tecnico con il P.L.I. di Valerio Zanone, anch'esso a rischio di scomparsa, e, in alternativa, un accordo di desistenza al Senato con la D.C. Presentatasi alle elezioni, raccoglie lo 0,7%, senza eleggere alcun parlamentare, e in seguito al deludente ed effimero risultato viene deciso lo scioglimento del partito il 16 dicembre 1979. Diversi esponenti confluiscono nella corrente andreottiana della D.C. Altri nel gennaio 1995 entrano in Alleanza Nazionale a seguito del congresso di Fiuggi. Pietro Cerullo torna alla Camera nel 1996 con la Lega d'Azione Meridionale.
    In seguito il M.S.I.- D.N. si riprese dalla scissione, questo è stato sciolto ufficialmente nell'anno 1995 al Congresso di Fiuggi dando vita in seguito ad Alleanza Nazionale (A.N.) i dissidenti quali Pino Rauti, Giorgio Pisanò e altri loro seguaci diedero vita al Movimento Sociale Fiamma Tricolore, nel 1997 nacque Forza Nuova, in seguito nell'anno 2007, Francesco Storace fondò "La Destra" e Alleanza Nazionale, di recente si è fusa con Forza Italia (F.I.) di Silvio Berlusconi dando vita al Popolo Delle Libertà (P.D.L.).

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