Michele Pivetti, quarantenne avvocato palermitano, è stato nominato Commissario Straordinario per la Regione Siciliana dell’Umi, l’unione monarchica italiana, associazione che ha 69 anni di vita e conta oltre 76.000 iscritti in tutta Italia. Michele Pivetti proviene da una famiglia di tradizioni monarchiche il cui esponente di spicco fu l’On. Ernesto Pivetti, già sindaco di Palermo e più volte deputato protagonista di quel periodo del boom economico di Palermo tra gli anni 50 e 60.
Pivetti dichiara: “Obiettivo principale del mio incarico sarà mettere insieme le centinaia di migliaia di monarchici che ci sono in tutta la Sicilia e che non hanno avuto punti di riferimento certi nel passato.” L’U.M.I. si batte, tra le altre cose, affinché la contraddittoria norma richiamata dall’art.139 della Costituzione sia abrogata sulla scorta dell’art. 1 della stessa Costituzione laddove dice che “la sovranità appartiene al popolo”.
Di recente sono state viste numerosissime bandiere sabaude a manifestazioni del PDL.
L’U.M.I. è apolitica ed apartitica, la monarchia e’ un sentimento profondo che cova negli animi di ogni tipo di persone, tra i nostri iscritti ci sono Tajani, Sgarbi, Pannella, Fisichella, e molti altri soggetti politici di ogni estrazione e dunque sotto questo profilo siamo agnostici. La monarchia e’ garanzia per tutti e super partes, detto questo però non restiamo inermi al grido di dolore che proviene dal popolo. L’unico movimento politico che tutela i valori per cui si batte anche la monarchia e’ ad oggi il PDL, per questo diamo supporto alle manifestazioni di quel movimento politico. Abbiamo deciso di incidere profondamente nel tessuto sociale italiano restituendo, o quantomeno tentando di farlo, dignità, decoro e sicurezza”.
C’entra qualcosa che lei è uno degli esponenti di spicco della nuova generazione del PDL?
“Nulla, io sono nato monarchico e quando sono nato io il PDL non c’era”.
Conosciamo la diatriba tra Vittorio Emanuele e Amedeo d’Aosta, siete divisi?
“Nessuna diatriba, il Capo di Casa Savoia e’ Amedeo d’Aosta, sposato peraltro con una palermitana, Silvia Paternò di Spedalotto, e il suo successore suo figlio Aimone. Vittorio Emanuele e’ uscito dalla linea di successione come già sancito dalla consulta dei senatori del regno, come affermato dalle sue stesse sorelle e come ratificato dalle millenarie leggi di Casa Savoia”.
Le prossime attività?
“Una vera e propria chiamata alle armi, girerò la Sicilia e rimetterò in carreggiata i monarchici dell’Isola riunendoli attorno ai nostri ideali comuni. Siamo tantissimi e non lo sappiamo, le vicende di questi giorni sottolineano la debolezza istituzionale dello Stato, solo il popolo può cambiare le cose e anche noi siamo il popolo. Abbiamo forze ed energie nuove e fresche, il nostro presidente, Sacchi di Napoli ha 50 anni, il nostro segretario nazionale Davide Colombo, di Varese e’ un mio coetaneo. Siamo tanti, volenterosi e con le idee chiare”.
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